Cosa fare se hai il colesterolo alto?

Comunemente si pensa che le malattie cardiache siano dovute ad un eccesso di colesterolo nel sangue. Secondo il pensiero comune, nel sangue il colesterolo andrebbe ad ostruire le arterie e come conseguenza si formerebbero le placche aterosclerotiche responsabili dell’attacco cardiaco. In realtà questa è una visione semplificata e limitata di un processo ben più complesso.

Ciò che causa la formazione delle placche aterosclerotiche non è il colesterolo di per sè ma è il processo ossidativo delle lipoproteine, proteine che trasportano il colesterolo, e il coinvolgimento del sistema immunitario nella costituzione della placca.

L’ipotesi ossidativa dell’aterosclerosi, introdotta nel 1989 da Steinber e colleghi, propone l’ossidazione delle lipoproteine LDL quale fattore cruciale nella patogenesi della malattia cardiaca, in quanto tale reazione innescherebbe una risposta del sistema immunitario e reazioni infiammatorie che appunto caratterizzano l’aterosclerosi. (1)

Durante la formazione della placca aterosclerotica, si forma uno strato di collagene intorno ad essa allo scopo prevenire la fuoriuscita nel flusso sanguigno di molecole ossidate e molecole infiammatorie che stanno al suo interno. La maggior parte degli attacchi cardiaci avvengono non quando la placca aterosclerotica si forma, bensì quando essa si rompe.

Il colesterolo HDL, conosciuto come il colesterolo “buono” esplica un ruolo anti-infiammatorio e antiossidante (2), pertanto, quando si hanno livelli bassi di colesterolo HDL si avrà maggiore possibilità di infiammazione e ossidazione delle particelle LDL.

Quindi sì, può essere importante ridurre i valori di colesterolo LDL nel sangue, ma ancora più importante è ridurre l’ossidazione e l’infiammazione sistemica.

Siamo abituati a pensare che alti livelli di colesterolo rappresentino un valore predittivo per il rischio cardiovascolare ma è opportuno sapere che molte persone hanno livelli alti di colesterolo senza mai sviluppare malattie cardiache, (3) mentre il 75% delle persone che hanno attacchi di cuore presentano livelli normali di colesterolo. (4)

Inoltre, contrariamente a quanto sempre detto, i pazienti più anziani che hanno il colesterolo basso presentano un rischio di morte maggiore rispetto a quelli con il colesterolo alto. (5)

Quindi, utilizzare il valore di colesterolo LDL per valutare il rischio di malattie cardiache ha numerose limitazioni. È molto più importante quantificare il numero e la dimensione di particelle LDL, poichè un maggior numero di particelle e particelle più piccole presentano una forte correlazione con l’aterosclerosi. Il rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL rimane invece un indicatore valido per valutare il rischio di malattia cardiovascolare.

Il colesterolo è una componente importante delle membrane cellulari, è presente in tutte le cellule del corpo dove ha la funzione di mantenere l’integrità e la fluidità di membrana. Esso è precursore degli ormoni steroidei e della vitamina D, ciò vuol dire che senza colesterolo non si potrebbero produrre gli ormoni progesterone, estrogeni, testosterone, cortisolo e altri ormoni steroidei, così come la vitamina D. Il colesterolo viene convertito dal fegato in bile, sostanza necessaria per l’assorbimento dei grassi. Da questo si evince che sì, è importante che il colesterolo non sia troppo alto, ma nemmeno troppo basso.

Il colesterolo LDL ha un recettore sulle membrane cellulari al quale si lega. Questo recettore è espresso in molti tessuti, ma principalmente nelle cellule del fegato. Il fegato è l’organo responsabile della rimozione di colesterolo dal sangue. Nel considerare il rischio cardiovascolare potremmo dire che il problema non è il colesterolo LDL circolante nel sangue di per sé, ma la durata media di permanenza nel sangue, fattore che lo rende maggiormente suscettibile all’ossidazione. È importante quindi avere una buona attività del recettore LDL, infatti se più recettori LDL sono espressi sulle membrane cellulari, maggiore sarà il colesterolo LDL legato a tali recettori e di conseguenza si ridurrà la permanenza di nel circolo sanguigno di colesterolo LDL.

Quali sono i fattori che controllano l’attività dei recettori LDL:

1. La quantità di colesterolo nel fegato

Minore la quantità di colesterolo epatico, maggiore sarà l’espressione di recettori LDL capaci di legare il colesterolo proveniente dal sangue. La fibra alimentare aumenta l’escrezione di acidi biliari nelle feci. Gli acidi biliari sono costituiti da colesterolo, quindi diminuendo la quantità di acidi biliari attraverso la loro escrezione, il fegato provvederà a sintetizzare una maggior quantità di acidi biliari e di conseguenza si avrà un aumento dell’espressione dei recettori LDL.

2. Ormoni tiroidei

Un livello adeguato di ormoni tiroidei provoca un giusto assorbimento di colesterolo per essere utilizzato dai vari organi. L’ipotiroidismo clinico o subclinico è caratterizzati da livelli maggiori di colesterolo totale e colesterolo LDL, in quanto c’è un’attività minore dei recettori LDL. (6, 7)

3. Resistenza insulinica

In caso di resistenza insulinica, come pure nelle persone con diabete di tipo 2, l’attività dei recettori LDL è ridotta e si ha un aumento dei trigliceridi e una diminuzione dei livelli di colesterolo HDL. (8)

4. Infiammazione

L’infiammazione è un naturale processo di difesa del corpo. Quando si ha    infiammazione il fegato riduce l’espressione dei recettori LDL e come conseguenza aumenta il colesterolo LDL nel sangue allo scopo di aiutare il processo di guarigione. L’infiammazione non è un processo negativo quando si svolge nel breve tempo (infiammazione acuta), ma lo può essere quando diventa cronica. In tal caso si avrà un aumento cronico di colesterolo LDL nel sangue.

5. Genetica

L’ipercolesterolemia familiare è dovuta alla mutazione di un gene che codifica per il recettore LDL o del gene che codifica per l’apolipoproteina B (la principale componente proteica che si lega al recettore), quindi le persone con queste mutazioni avranno una ridotta capacità legante del colesterolo LDL al proprio recettore e di conseguenza maggiori livelli di colesterolo LDL plasmatico.

Oltre al meccanismo che coinvolge i recettori LDL, un altro fattore in grado di provocare un aumentato numero di particelle LDL plasmatiche è la presenza di leaky gut (o permeabilità intestinale) e disbiosi intesinale. Nell’intestino la barriera intestinale fa sì che si abbia un filtro selettivo nel passaggio di sostanze tra l’intestino e il sangue. In caso di leaky gut alcune endotossine, come il lipopolisaccaride, prodotte da certe specie della flora batterica intestinale, possono entrare nel circolo sanguigno e provocare una risposta immunitaria. Tale risposta coinvolge le particelle LDL nel sangue il cui numero aumenta per far fronte all’esposizione tossica. (9)

Anche carenze di vitamine e sali minerali possono essere una causa degli alti livelli di colesterolo poichè impediscono la trasformazione del colesterolo in tutte quelle sostanze quali sali biliari e ormoni steroidei, e impediscono che venga incorporato nelle membrane cellulari. Alcune di queste importanti vitamine e sali minerali sono la vitamina C, le vitamine del gruppo B, il magnesio e il rame. (10, 11, 12, 13, 14)

Cosa fare per aumentare l’attività dei recettori LDL e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari:

  • Limita al massimo i cibi raffinati (alimenti confezionati e di produzione industriali) e segui un’alimentazione variegata e bilanciata per garantire un apporto adeguato di nutrienti e prevenire carenze nutrizionali.
  • Aumenta il consumo di alimenti ricchi di fibre (broccoli, frutta oleosa secca, legumi, avena, cereali integrali, carciofi, cavoli, mele, semi oleosi).
  • Aumenta il consumo dei grassi monoinsaturi rispetto ai i grassi saturi (anche se la riduzione dei grassi saturi limita il rischio cardiaco solo in determinati soggetti) e aumenta quello di grassi monoinsaturi. I grassi polinsaturi da prediligere sono gli omega-3 (pesce azzurro, salmone, semi di chia, semi di lino).
  • Controlla la funzione tiroidea e sintomi che potrebbero derivare da un ipotiroidismo subclinico.
  • Mantieni un giusto peso corporeo.
  • Riduci l’infiammazione cronica attraverso l’attività fisica, una dieta ricca di cibi anti-infiammatori, riduzione dello stress e miglioramento del sonno.
  • Favorisci i carboidrati complessi rispetto a quelli semplici in quanto richiedono più tempo per essere digeriti e assimilati, consentono di assorbire più lentamente gli zuccheri e quindi ostacolano un eccesso di insulina e il conseguente aumento dei livelli sanguigni di colesterolo LDL.
  • Mantieni il tuo fegato sano. La tua dieta contribuisce solo per il 20% circa ai livelli di colesterolo plasmatico, mentre l’80% circa è prodotto dal fegato. Un fegato sovraccarico e infiammato produce maggiori quantità di colesterolo. Riduci o elimina alcol, fumo, caffeina, grassi trans, zuccheri raffinati, sostanze sintetiche come pesticidi, farmaci e cosmetici.

Ecco una lista degli esami del sangue che ci possono aiutare a valutare un eventuale rischio di malattie cardiovascolari:

  • Colesterolo totale
  • Colesterolo HDL
  • Colesterolo LDL
  • Trigliceridi
  • Proteina C-reattiva
  • Fibrinogeno
  • Omocisteina
  • Glucosio a digiuno
  • Insulina
  • Emoglobina glicosilata

 

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